“Pensami, dunque cresco”

Alla fine come pedagogista clinica, Psicoanalista e insegnante mi sono decisa a proporre un nuovo punto di vista su i bambini con DSA e non solo… Un bambino in primis, un Essere Umano, in definitiva è un Soggetto, non un Oggetto.. Dunque…

Nota introduttiva

Il presente contributo non intende opporsi ai protocolli vigenti per l’identificazione e il trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), né mettere in discussione la loro utilità diagnostica e normativa. Tuttavia, si evidenzia una lacuna fondamentale: questi protocolli, pur nella loro efficacia tecnica, non si fondano su una concezione esplicita del bambino come soggetto epistemico. Ovvero, manca l’idea che il bambino sia un essere che conosce, riflette e costruisce attivamente significati.

Richiamandosi all’esperienza teorica di Lev Vygotskij, si sottolinea che ogni funzione psicologica superiore si sviluppa all’interno di relazioni sociali significative, dove il linguaggio, l’affetto e la mediazione simbolica svolgono un ruolo decisivo. Ignorare il ruolo del pensiero soggettivo nello sviluppo significa trascurare l’origine stessa dell’apprendimento.

Solo se il bambino è riconosciuto e si riconosce come soggetto che pensa (mentalizzante), potrà sviluppare capacità autoregolative, senso critico, creatività e identità cognitiva. Le diagnosi che si limitano alla valutazione funzionale, senza integrare l’aspetto epistemico e metariflessivo, non colgono la dimensione più generativa del processo evolutivo.


SGUARDO MENTALIZZANTE IN TERAPIA EVOLUTIVA: VALORE, IMPLICAZIONI E PROTOCOLLO OPERATIVO

1. COS’È UNO SGUARDO MENTALIZZANTE IN TERAPIA EVOLUTIVA

Adottare uno sguardo mentalizzante per un terapeuta nell’età evolutiva significa assumere come centrale la convinzione che ogni comportamento del bambino sia mosso da stati mentali: pensieri, emozioni, desideri, bisogni, credenze.

Non ci si limita a osservare cosa fa un bambino, ma ci si chiede costantemente:

“Cosa sta vivendo dentro di sé? Cosa lo ha spinto ad agire così? Come si rappresenta se stesso, l’altro, il mondo?”

Questo sguardo produce un cambiamento radicale nella pratica terapeutica:

Promuove una relazione autentica e rispecchiante

Trasforma il sintomo in linguaggio da decifrare

Favorisce lo sviluppo dell’identità e dell’autoconsapevolezza

2. IL RUOLO CENTRALE DELLA TEORIA DELLA MENTE

La teoria della mente (ToM) è la capacità di attribuire stati mentali a sé e agli altri, comprendendo che le persone agiscono sulla base delle proprie convinzioni, emozioni e intenzioni.

In età evolutiva, lo sviluppo della ToM è:

Fondamentale per la regolazione emotiva

La base per lo sviluppo di relazioni empatiche

Un prerequisito per la cooperazione, la comprensione del punto di vista altrui e l’apprendimento sociale

Uno sguardo terapeutico mentalizzante mira a potenziare attivamente la ToM nei bambini attraverso strumenti relazionali e simbolici.

3. CRITICA ALLE DIAGNOSI DI DSA BASATE SOLO SU FUNZIONALITÀ

Le diagnosi di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, come quella recentemente esaminata nel caso di una bambina di 9 anni, evidenziano una tendenza preoccupante: l’approccio è fortemente centrato su indicatori di performance, su misurazioni standardizzate delle abilità strumentali (lettura, calcolo, attenzione), e su protocolli diagnostici incentrati sull’individuazione del deficit.

Tale approccio comporta:

Una rigidità concettuale che riduce la complessità del bambino a una sequenza di punteggi

Una sottovalutazione delle competenze simboliche, narrative, relazionali

Una lettura staticizzante della persona, che non tiene conto del suo potenziale evolutivo

Nel caso in questione, ad esempio, non si esplorano dimensioni come:

La creatività cognitiva e affettiva

La mentalizzazione emergente

Il gioco simbolico e la capacità di costruire senso

L’uso del linguaggio come strumento identitario e narrativo

Inoltre, il piano esplorato nella diagnosi neuropsichiatrica, logopedica e psicodiagnostica parte da una concezione del bambino come oggetto di osservazione funzionale, e non come soggetto conoscitivo. Questa visione riduce il bambino a un insieme di abilità misurabili, senza considerare che lo sviluppo autentico passa attraverso la consapevolezza del proprio funzionamento mentale.

È quindi fondamentale sviluppare nel soggetto la percezione epistemologica: ovvero la consapevolezza di essere un essere pensante, che costruisce conoscenza su di sé e sul mondo. Solo se il bambino percepisce di essere un soggetto che pensa e riflette (cioè mentalizzante), potrà sviluppare capacità autoregolative, pensiero critico, autonomia intellettiva e creatività cognitiva. Tutto ciò è completamente assente in una diagnosi focalizzata esclusivamente su performance scolastiche e comportamenti osservabili.

La diagnosi, pur accurata sul piano tecnico, risulta povera sul piano umanistico, e rischia di inchiodare la bambina a un profilo di deficit piuttosto che aprire un percorso di valorizzazione delle sue risorse.

4. MODELLO INTEGRATO DI TERAPIA MENTALIZZANTE IN ETÀ EVOLUTIVA

Un modello innovativo deve integrare le dimensioni:

Dimensione

Obiettivo

Strumento

Cognitiva

Riflettere sui propri pensieri e azioni

Domande metacognitive, riformulazioni

Affettiva

Riconoscere e nominare le emozioni

Carte emotive, giochi simbolici, specchio affettivo

Simbolica

Usare il gioco e la narrazione per rappresentare la mente

Narrazioni condivise, disegno, gioco di ruolo

Corporea

Integrare mente e corpo nelle emozioni

Attività di consapevolezza corporea, movimento consapevole

Relazionale

Leggere l’altro come soggetto con mente

Dialogo terapeutico, co-costruzione del senso

5. PROTOCOLLO OPERATIVO PER TERAPIA MENTALIZZANTE IN FASCIA EVOLUTIVA

Fase 1: Accoglienza e osservazione

Colloqui iniziali con i genitori orientati alla comprensione della storia del bambino

Osservazione libera e guidata del gioco, disegno, linguaggio spontaneo

Creazione di uno spazio di ascolto affettivo e non giudicante

Fase 2: Attivazione della mentalizzazione

Utilizzo di domande del tipo: “Come pensi che si sentisse?”, “Cosa avrebbe potuto pensare?”

Racconti condivisi da co-narrare e trasformare

Giochi proiettivi con bambole, pupazzi, storie illustrate

Conversazioni sull’esperienza interna e su quella degli altri

Fase 3: Costruzione di una narrazione di sé

Diario delle emozioni (scritto o disegnato)

Raccolta e rilettura delle storie significative del bambino

Riflessione su eventi problematici in chiave simbolica e narrativa

Fase 4: Connessione tra esperienza terapeutica e quotidianità

Coinvolgimento dei genitori in incontri di restituzione evolutiva

Suggerimenti per facilitare la mentalizzazione in famiglia e a scuola

Monitoraggio delle capacità metacognitive e relazionali nel tempo

6. CONCLUSIONI: UNA CLINICA CHE PENSA ALLA MENTE IN CRESCITA

Adottare uno sguardo mentalizzante nella terapia evolutiva significa uscire dal modello correttivo e sintomatico per entrare in una prospettiva trasformativa e generativa riconoscendo quelli che sembrano limiti come opportunità di valore.

Significa:

Aiutare il bambino a riconoscersi come soggetto pensante

Creare spazi in cui le emozioni siano pensabili e non solo agite

Costruire un legame terapeutico che favorisca lo sviluppo integrato di mente, affetto e relazione

“Il vero cambiamento non è nel comportamento osservabile, ma nel modo in cui un bambino inizia a pensarsi, e a pensare l’altro.”

Questo sguardo non è solo terapeutico: è profondamente educativo.

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